Mélenchon: “La Grecia è in stato d’occupazione. Tsipras doveva preparare l’uscita dall’Euro”

Pubblicato il 16 luglio 2015

Jean-Luc Mélenchon

Nella giornata di ieri, mercoledì 15 luglio, il parlamento francese ha votato a grande maggioranza in favore degli accordi tra la Grecia e l’Eurogruppo, ma non sono mancate le voci fuori dal coro, che hanno voluto denunciare l’illegittimità delle misure di austerità imposte al Paese ellenico, giudicate tali da ledere la sovranità nazionale greca.

Tra coloro che si sono schierati in favore della Grecia c’è sicuramente Jean-Luc Mélenchon, leader del Front de Gauche, strenuo sostenitore del No in occasione del referendum e del governo di Alexis Tsipras. Secondo Mélenchon, il governo greco è in gran parte stato obbligato ad accettare alcune soluzioni che in realtà vorrebbe e avrebbe dovuto rifiutare. Le misure di austerità danneggiano in primo luogo il popolo ellenico, ma la Germania e l’Eurogruppo hanno messo a repentaglio la sovranità del Paese attraverso un vero e proprio colpo di stato finanziario, obbligando di fatto Tsipras a formulare delle proposte accettabili dalle istituzioni europee ed internazionali.

Il contenuto dell’accordo è inaccettabile”, ha dichiarato Mélenchon. “La Grecia è in stato d’occupazione e l’accordo rappresenta un colpo di stato istituzionale che servirà solamente ad aggravare le condizioni di vita dei greci. Per questo siamo in favore di Tsipras ed invitiamo a votare contro l’accordo”, ha continuato, riferendosi anche agli altri parlamenti nazionali europei che saranno chiamati ad esprimersi nei prossimi giorni. Secondo il leader della coalizione della sinistra francese, però, il primo ministro greco avrebbe commesso un errore escludendo a priori la possibilità di un’uscita del Paese dalla Zona Euro: “Se avesse detto di essere pronto ad andarsene, il rapporto di forze si sarebbe rovesciato. Invece si è messo da solo il cappio intorno al collo”. Per Mélenchon, invece, il governo greco avrebbe dovuto mettere in atto delle misure preparatorie per rendere possibile il Grexit in caso di necessità, rendendo così possibile il rifiuto di un accordo poco conveniente.

A fare eco a Mélenchon ci ha pensato Éric Coquerel, coordinatore politico del Parti de Gauche, una delle forze più importanti all’interno del Front de Gauche: “I greci hanno perso una battaglia, ma non è ancora finita”, ha dichiarato. Ma soprattutto ha sottolineato l’euroscetticismo della sinistra francese, contraria ad un’Europa che si designa sempre più come una dittatura economica ai danni dei popoli: “Se dovessimo arrivare al potere trasformeremmo radicalmente i testi dei trattati europei, altrimenti usciremmo dall’Unione”.

Dopo il Partito Comunista Portoghese, che ha inserito un referendum per l’uscita dall’Euro in vista delle elezioni di ottobre, dunque, anche la sinistra francese si dichiara favorevole ad un possibile abbandono dell’Unione. La sinistra radicale europea dimostra così di abbracciare sempre di più l’euroscetticismo, ma per il momento nessun Paese ha ancora fatto il primo passo in questa direzione: quando qualcuno deciderà di abbandonare per primo l’Euro e/o l’Unione Europea, però, potremmo assistere ad un vero e proprio effetto domino che sgretolerebbe le fondamenta dell’UE.

GIULIO CHINAPPI
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