I ” seri dubbi” dell’Ue sulla Web Tax

Pubblicato il 21 dicembre 2013

La Commissione europea mette in guardia l’italia sulla Web Tax: viola le direttive dell’Unione Europea.

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La web tax, anche detta Google Tax,  da quando ha fatto capolino è stata già modificata più volte, l’ultima dopo le richieste di revisione giunte da Matteo Renzi. Nella versione “rivista ” permane obbligo di utilizzo di una partita IVA italiana per chi compra e mostra pubblicità online in Italia . Eliminata la parte contestata sul commercio elettronico.

Il disegno di legge , che fa parte della legge di stabilità, per essere convertito in legge dovrà superare i due step di Camera e Senato. Proprio ieri è passata la fiducia al governo sulla legge di stabilità che contiene la norma. Il testo della legge di stabilità passerà al Senato lunedì 23 dicembre per il via libera definitivo.

” Seri dubbi circa l’emendamento nella sua forma attuale , che sembra andare contro le libertà fondamentali e dei principi di non discriminazione”  ha dichiarato Emer Traynor , portavoce di Algirdas Semeta , commissario fiscale dell’UE.

Serafico il Presidente del Consiglio Enrico Letta che, al termine del Consiglio europeo di Bruxelles, ha sottolineato che:

“Quel tipo di intervento fiscale che la Camera ha introdotto ha bisogno di un coordinamento con le norme europee essenziali: l’inserimento di questo punto” nell’agenda europea “ci consentirà di sciogliere questo nodo, un nodo che va sciolto”.

Più risoluto il Presidente della Commissione Boccia ( PD) :

La dichiarazione di Emer Traynor sembra quella del portavoce delle multinazionali del web non di un commissario europeo. Anziché richiamare inopportunamente le libertà fondamentali, Traynor studi bene il discorso di Neelie Kroes, il Commissario Ue all’agenda digitale, il quale solo lo scorso giugno ha denunciato alla American Chambers of Commerce di Bruxelles che «le compagnie multimiliardarie non possono continuare a versare al fisco solo briciole; le aziende americane dovrebbero capire che essere buoni cittadini nella Ue è incompatibile con un’evasione fiscale su larga scala. Se avesse letto la nostra norma, avrebbe almeno potuto distinguere nella sua inconsueta presa di posizione, la parte sul ruling, bollinata dalla Ragioneria, già utilizzata in Francia, e che, se fosse stata applicata dall’Europa avrebbe potuto evitare almeno parte della gravissima emorragia finanziaria in corso, e quella relativa alla partita Iva, sulla quale mi auguro si aprirà in Europa un costruttivo dibattito tra istituzioni, e non tra istituzioni e lobbies. È inoltre assai grave che il lavoro del parlamento italiano venga condizionato prima del voto finale sulla Legge di Stabilità. In contrasto con questa sconcertante presa di posizione, non si può non prendere atto della lucida, onesta e trasparente analisi di Susanna Camusso, che a nome del più grande sindacato italiano, la Cgil, conferma ciò che dice anche il buon senso: le tasse si pagano nel paese dove si lavora. Un motivo in più per destinare i proventi del gettito della cosiddetta web tax all’abbassamento del costo del lavoro

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