“Salviamo Acerra”: l’ultimo grido della 16enne morta di cancro

Pubblicato il 28 novembre 2013

vincenza_maisto,_16_anni__2_-2“Acerra non deve morire: salviamola”               Si era fatta fotografare così, in un letto di ospedale, senza capelli e con quel cartello scritto a penna, con la grafia ingenua di un’ adolescente, Vincenza Maisto, 16 anni e un tumore alle ossa contro cui lotta da quando ne aveva 12.

Lottava.

20131127_58032_mai10I funerali si stanno svolgendo ora, nella chiesa di San Alfonso ad Acerra, nel cuore della Terra dei Fuochi, dove ad agosto aveva sfilato anche un’altra bara bianca. Era quella di Tonia, 6 anni. Bare bianche, petali bianchi, palloncini bianchi chiazzano il cuore di una terra nera, dove chi oggi sfila silenzioso e lacrimante già si domanda chi sarà la vittima di domani. Forse lui stesso. Perché no?

Il male dei nostri anni, quello che non guarda in faccia né nel portafogli di nessuno, ci sta uccidendo, non più lentamente, non più silenziosamente, ma ci sta uccidendo. Quello di Enza si chiama osteosarcoma, un terribile tumore primitivo delle ossa. Lei lo ha voluto urlare in faccia al mondo, quel nome, con il suo viso pacifico e rassegnato, con quel cartello ingenuo, con quel tentativo di essere utile alla sua terra, ai suoi concittadini, a qualcuno.

20131127_58032_mai12 “Acerra, ancora una volta piange una sua figliola – ha ripetuto Don Patriciello, il parroco di Caivano, per l’ennesima volta, che è sempre una di troppo – Sedici anni appena. Si era fatta fotografare con la scritta “Acerra non deve morire” solo poche settimane fa. Se ne è andata. Cara, dolcissima Enza. Il cancro l’ha consumata. Ho chiesto al ministro De Girolamo di venire a fare a Caivano un Consiglio dei ministri. Le ripeto l’invito. E’ urgente. Facciamo nostro il dolore dei genitori di questa giovanissima donna. Rimaniamo accanto a chi soffre. Ribelliamoci a questa sciagura procurata dall’ingordigia e dalla cattiveria umana. Diamo speranza a chi l’ha perduta. Riprendiamo le forze per lottare ancora”.

Intanto, mentre io vivo e scrivo, mi danno la notizia della morte di un mio zio.

Di cosa, oramai, non lo chiedo neanche più.

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