Laura Boldrini visita la Mehari di Giancarlo Siani esposta a Roma

Pubblicato il 26 novembre 2013

foto 2Prima giornata della tappa romana del progetto “In viaggio con la Mehari”, una iniziativa che vede ancora una volta protagonista la macchina appartenuta a Giancarlo Siani, il giovane giornalista napoletano ucciso ormai 28 anni fa.

La Mehari è stata esposta in mattinata in Piazza Montecitorio, presso la sede della Camera dei Deputati, dove è stata accolta dalla Presidente della Camera Laura Boldrini per il primo degli incontri in programma in questi giorni, prima che il viaggio continui a Bruxelles quando l’auto di Giancarlo verrà ospitata presso la sede del Parlamento Europeo dal 3 al 5 dicembre.

Alle 12 in punto  il Presidente Boldrini è scesa dal suo studio e si è recata nella Piazza, dove in mattinata era stata anche allestita la mostra de “In viaggio con la Mèhari“. Ad attenderla, oltre alla piccola automobile scoperta, un folto numero di familiari delle vittime innocenti della criminalità provenienti dalla Campania e quelli dei 26 giornalisti uccisi dalla mafia e nei contesti di guerra, che hanno voluto raggiunge la capitale da ogni pare d’Italia, per ricordare ad una delle massime espressioni delle Istituzioni italiane i temi della lotta alle mafie, dei diritti delle vittime innocenti della criminalità e della libertà di stampa. Il Presidente della Camera ha voluto salire per alcuni istanti sulla Mehari, ha voluto mettere le mani sul volante per trarne forza e visibilmente emozionata ha insistito molto sull’importanza del giornalismo, del buon giornalismo, quello d’inchiesta, quello che Giancarlo quotidianamente provava a fare più di trenta anni fa. “La Mehari è simbolo di buon giornalismo, di coraggio, di chi non si piega ai poteri criminali. Il buon giornalismo è fondamentale per una buona democrazia”, ha dichiarato la Presidente Boldrini.

In piazza, oltre ad alcune scolaresche giunte nel piazzale di Montecitorio per conoscere la storia di Giancarlo Siani, erano presenti il Presidente della Regione Campania Stefano Caldoro, l’assessore alla Cultura del Comune di Napoli Nino Daniele, la Presidente della Commissione Pari Opportunità Valeria Valente, il Presidente della Fondazione Polis Paolo Siani, i referenti di Libera Campania Geppino Fiorenza e don Tonino Palmese, Alfredo Avella Presidente del Coordinamento regionale delle vittime innocenti della criminalità e Alberto Spampinato, direttore di “Ossigeno per l’Informazione” che guidava una folta rappresentanza di familiari di giornalisti uccisi dalla mafie e dal terrorismo.
Dopo la visita in piazza alla Mehari, la Presidente Boldrini ha ospitato i familiari delle vittime innocenti della criminalità e quelli dei giornalisti uccisi presso la Biblioteca del suo ufficio per un incontro istituzionale a cui hanno preso parte oltre ai già citati

Alberto Spampinato (fratello di Giovanni Spampinato), Paolo Siani (fratello di Giancarlo) ed Alfredo Avella (papà di Paolino Avella): Luciana Riccardi, madre di Ilaria Alpi, Mario Cutuli (fratello di Maria Grazia Cutuli), Gian Paolo Pellizzaro e Renata Capotorti (familiari di Graziella De Palo), Serena Simonetta Lamberti (sorella di Simonetta Lamberti), Salvatore Di Bona (figlio di Antonio di Bona), Giacomo Lamberti (cognato di Ciro Rossetti). Con loro anche il direttore nazionale di Libera Enrico Fontana, il Presidente dell’Ordine Nazionale dei giornalisti Enzo Iacopino, Geppino Fiorenza e don Tonino Palmese e in qualità di Segretario Generale della Federazione nazionale della Stampa Franco Siddi.

Il progetto “In viaggio con la Mehari” ha il principale obiettivo di riaccendere i riflettori sui temi dei diritti delle vittime innocenti della criminalità, sulla libertà di stampa e sulla vera lotta alle mafia e proprio questi sono stati i punti di discussione durante l’incontro con la Presidente Boldrini. Alfredo Avella ha avuto, infatti, il compito di esporre al Presidente della Camera le difficoltà con cui ogni familiare è costretto a vivere, dopo che qualcuno ha sottratto alla vita un proprio caro: “Sull’auto di Giancarlo ci sono tutte le istanze di noi familiari delle vittime: dalla riduzione dei tempi eccessivamente lunghi per il conseguimento dello status di vittima innocente della criminalità alla predisposizione di una vera forma di tutela giuridica per le vittime della criminalità comune, in Italia completamente assente nonostante le direttive europee, dal collocamento obbligatorio al lavoro negli enti pubblici e privati dei familiari delle vittime alla questione dell’accertamento dei requisiti soggettivi fino al quarto grado di parentela e affinità, che pregiudica notevolmente l’ottenimento dei benefici previsti a causa di persone di cui spesso la vittima ignora l’esistenza”.

Difficoltà sentite ed avvertite anche da tutti i familiari di quei giornalisti uccisi che hanno sottolineato anche come sia necessario giungere all’accertamento della verità giudiziaria che in molti casi stenta dopo anni ad arrivare. Maggiore trasparenza e conoscenza reale dei fatti sono alla base delle richieste dei familiari ma anche degli stessi Iacopino e Siddi.

La Presidente Boldrini ha fatto proprie tutte le richieste e i suggerimenti indicando che sarà sua premura interessare le Commissioni preposte per fornire risposte certe e definitive. Tra le varie proposte l’istituzione del 21 marzo come Giornata nazionale della memoria e dell’impegno.

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