L’ossigeno che racconta i giornalisti minacciati

Pubblicato il 15 luglio 2013

ossigenoQuanti sono i giornalisti minacciati? Quanti vivono sotto scorta? Quanti di loro hanno subito querele ed intimidazioni di ogni genere? Quanti hanno perso la vita o sono stati ammazzati perché erano divenuti scomodi o perché seguivano da vicino guerre o scontri di piazza? Un mondo ancora poco conosciuto, o meglio sottovalutato, in Italia quello dei giornalisti minacciati dalla mafie e non solo che deve assolutamente entrare nel dibattito, sia politico che culturale.

Un primo serio tentativo di ridare dignità e visibilità a quanti rischiano ogni giorno la propria incolumità per cercare la notizia, arriva da Ossigeno per l’informazione, un osservatorio sui giornalisti minacciati in Italia promosso da FNSI e Ordine nazionale dei giornalisti. Un progetto a cui partecipano e danno il loro contributo decine di giornalisti e giornaliste con il solo intento di approfondire questo triste aspetto del mondo dell’informazione italiana e far conoscere tante storie di coraggio e capacità professionale.

Alcuni dati sono davvero allarmanti. Dal 2006 sono circa 1451 i giornalisti che hanno subito minacce, attentati, auto bruciate, proiettili recapitati a casa, agguati, percosse e violenze fisiche. Solo in questa metà del 2013 sono esattamente 204 i giornalisti che hanno subito violenze. 26 invece coloro che sono stati uccisi. Una lista che parte dal 1960, con l’uccisione di Cosimo Cristina a Termini Imerese (Palermo) fino ad arrivare al 15 aprile 2011 quanto a Gaza, dopo un breve rapimento, venne ucciso il giornalista e cooperante Vittorio Arrigoni. Da qualche tempo è stata scelta la data del 3 maggio come giornata della memoria e tutti coloro che hanno perso la vita durante il loro lavoro, vengono ricordati in una cerimonia pubblica a Perugia.

Ossigeno per l’informazione si pone, quindi, l’obiettivo di sostenere e dare voce a quei tanti uomini e donne che praticano un giornalismo vero, quel giornalismo serio, sano, fatto sul campo, nelle strade, nei vicoli delle città, professionisti che senza paura affrontano chiunque pur di trovare la verità e fare informazione. Inoltre, l’Osservatorio analizza e approfondisce anche le nuove modalità di aggressione al mondo dell’informazione.
Oggi, infatti, i meccanismi per intimidire sono molteplici e vanno oltre alle classiche e vigliacche violenze fisiche. Oggi la mafia, ma non solo, è cambiata, ha studiato come muoversi nella finanza, negli appalti, nelle aule di tribunale ed anche per quanto riguarda le intimidazioni nei confronti dei giornalisti ha mutato il suo modus operandi. Paradossalmente, per alcuni aspetti, le nuove minacce per i giornalisti non arrivano più dalla canna di una pistola ma dalla penna di un avvocato. Quello che fa più paura ad un giornalista oggi giorno è ricevere una querela ed affrontare il processo che ne segue. Uno strumento giuridico legale utilizzato per cercare di tappare la bocca a chi fa solo il proprio mestiere. Querele pretestuose, inutili, spesso infondate ma che tolgono serenità al giornalista, così come è successo a Michele Inserra che ha ricevuto ben tredici querele consecutive dalla stessa persona, per di più da un magistrato. Si è formato un vero e proprio sistema che distrugge in maniera scientifica e ragionata soprattutto i free lance, chi viene pagato a pezzo per pochi euro, ma anche chi fortunatamente ha un contratto e lavora con grandi quotidiani nazionali. Il meccanismo è il medesimo, ma con qualche tutela in più grazie agli uffici legali preposti a risolvere tali questioni.
Ricevere una querela fa scattare un meccanismo di auto difesa inconscia nella mente del giornalista che porta ad auto censurarsi, a ragionare più e più volte sull’opportunità di pubblicare o meno quella notizia. Ogni querela, ogni intimidazione corrisponde ad una notizia non data o consegnata alla cronaca in maniera approssimativa. Scatta l’ansia, la paura di perdere un processo in corso e dover risarcire per migliaia di euro la controparte e ciò significa, spesso, smettere di lavorare.

E’ una partita che si gioca ad armi impari ed occorre trovare dei meccanismi legislativi che riescano a tutelare il mondo del giornalismo italiano. E’ questa, infatti, una delle tante richieste portate avanti da Ossigeno per l’Informazione che è riuscita, in particolare, a presentare le proprie proposte alla Commissione Parlamentare Anti Mafia, che per la prima volta ha dedicato un’indagine specifica rivolta ai giornalisti minacciati, focalizzando l’attenzione su ciò che avviene al sud, soprattutto in Calabria, Sicilia e Campania, quest’ultima la regione con il più alto numero di giornalisti minacciati.
Un’indagine iniziata già nel 2012 durante la scorsa legislatura, interrotta per la fine anticipata della stessa, ma ripresa dopo l’ultima elezione dello scorso febbraio.  Così la Commissione Antimafia, dopo aver raccolto opinioni e proposte, ha formulato una serie di richieste al Governo e al Parlamento italiano, al fine di assicurare una maggiore protezione al mondo del giornalismo nella sua totalità. Ne è nato un dossier, dal titolo “Taci o sparo” scaricabile gratuitamente dal sito www.ossigenoinformazione.it, che riassume nel dettaglio tutte i problemi individuati e le proposte formulate dall’Osservatorio. Il testo presentato è a cura di  Alberto Spampinato, Dario Barà, Matteo Finco, Lorenzo Di Pietro, che si sono avvalsi anche della preziosa collaborazione di alcuni di quei giornalisti minacciati in prima persona, come Giovanni Tizian ed Arnaldo Capezzuto, oltre della professionalità e competenza di Lirio Abbate  ed Angelo Agostini.

Occorre aggiornare le norme relative a questo settore e parlare, raccontare, scrivere e far conoscere le storie dei giornalisti minacciati in modo che queste non siano più singole storie, singoli uomini e donne lasciati soli ad affrontare paure e processi.

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  • Adriano Sarto

    tutti gli uomini del presidente(anche se donna),pregiudicato e purtroppo ancora idolatrato.questa in parlamento ha la stessa utilità di una forchetta per mangiare la minestra.

  • Fabiop70

    L’unico commento possibile sulla signora Mussolini è: me ne frego!

  • Chiara Nappini

    “Non è andato a puttane (vabbè poi se puttane è troppo forte come termine, usiamo escort tanto per fare i moralisti). No, è andato con due ragazzine minorenni, consapevole che fossero minorenni e vittime in questo caso di una scelta ingenua e vittime sicuramente del conformismo tipicamente adolescenziale.” Fino a prova contraria la puttana è quella che vende il proprio corpo per denaro… quindi… SI, E’ ANDATO A PUTTANE e la Mussolini sta ricevendo solo tutta la merda che ha tirato addosso al popolo italiano per anni…. quindi fa bene a stare rinchiusa a casa di mammina…

  • Roberto Bellotti

    Quando una persona come la Mussolini si pone sull’alto dello scranno del giudizio, e da bravo bacchettone individua e addita ogni singola “colpa”, trascinando nella gogna mediatica la maggior parte degli individui che ascoltano e, che dalle becere sentenze si sentono un po più stritolati dento la bigotta morale del giudice bacchettone … beh! Quando poi capita che le macchie additate si spandono fin nell’area più intima e adiacente il giudice bacchettone … ma che vulite? Mo’ gli deve de da un taglio de sta a romper er cazzo in ogni bucho de trasmissione.
    L’Italia della Mussolini e delle Istituzioni è proprio l’Italia dove la moralità dovrebbe risiedere ma, dove in realtà è la moralità non c’è più!
    Date un reddito di dignità ad ogni cittadino e, vedrete che di poveracci di tutte le età, in giro a svendersi per il sollazzo di qualche merdone pieno di soldi, ce ne saranno molti meno.
    Dignità per tutti prima di spandere morali bacchettone scandite dai ducetti di turno.
    Solo così avremo tempo e mezzi per educare le nostra gioventù a non svendere mai la dignità a delle persone, che sono anche quelle che ci governano, che sono, in evidenza, dei folli criminali.
    Altro che prosciutto sugli occhi ci vuole per non vedere ciò, ma sto popolino di cui facciamo tutti parte che aspetta ad assumersi la responsabilita di dire basta, io non ci voglio più convivere con sti pezzi di merda?

  • Annoula

    É una “donna” e come tale va compresa perché potremmo essere tutte la ‘Mussolini di turno’ a prescindere dalla corrente politica a cui si appartiene.
    E alzi la mano chi,sentendo di un uomo sposato che va con le minorenni, di un pedofilo o di un parente/vicino che violenta delle bambine non abbia pensato di ‘tagliarglielo’ perché è un porco.
    Tutte-i facciamo commenti del genere nel nostro piccolo.
    Dobbiamo essere solidali tra noi donne e non fare le moraliste perché attaccare é più semplice.
    Al suo posto potevamo esserci tutte noi.

  • bulldozer

    karma is a bitch ahahahahah

  • carlo

    dov´era la mussolini quando si votava per la MINORENNE ruby nipote di mubarak ?

  • Mathew Meladoro

    C’è un solo commento al mio pezzo ed è pieno di !!!!!
    Contenuto zero. Auguri.

    Ps. forse intendevi Barilla?