Quello che non si può dire: l'emergenza "femminicidi" in Italia non esiste

Pubblicato il 25 ottobre 2012

misandria

L’editoriale di Germano Milite

Lo ha precisato anche Marcello Adriano Mazzola sul blog del Fatto Quotidiano: in Italia, stando ai dati e non all’emotività mediatica indotta ed isterica, non esiste alcuna “emergenza femminicidi”. Senza volersi soffermare su quanto sia orripilante e sessista questo termine che va così di moda ultimamente, basta infatti guardare dati che non siano diffusi (e in parte inventati) da chi ha tutto l’interesse ad alimentare un clima di terrore per trarre subito un paio di conclusioni.

Prima di tutto, per fortuna, le donne uccise da uomini sono passate dalle 130 del 2011 alle 100 del 2012. Queste cifre, comunque troppo alte anche se il numero fosse rappresentato da un uno ma oggettivamente non emergenziali, confutano anche l’altro cavallo di battaglia del femminismo misandrico:”La principale causa di morte per le donne tra i 14 ed i 50 anni sono gli uomini”. Mai bufala fu più grande di questa. Come noto dai dati Istat e del ministero della salute, infatti, la principale causa di morte delle donne (e degli uomini) sono i tumori. Poi vengono le malattie cardiovascolari (quindi in parte l’obesità), poi gli incidenti stradali e poi gli omicidi. Del resto basterebber usare la logica: se i tumori uccidono decine di migliaia di donne ogni anno e la prima causa di morte dovesse essere invece il femminicidio, allora ogni giorno, proprio come il leone con la gazzella, un uomo italico si alzarebbe sapendo di dover ammazzare la sua compagna. Insomma: avremmo un nuovo, macabro sport nazionale.

Le cifre fornite dalle Nazioni Unite nel rapporto Global study on homicide del 2011, inoltre, non solo dicono chiaramente che nel nostro paese non esiste una mole così preoccupante di maschi-orchi decisi a passare intere giornate in cerca di nuove pulzelle da uccidere ma, addirittura, dimostrano come l’Italia sia fortunatamente tra i posti nel mondo più sicuri per le donne. Come ricorda Mazzola, infatti, “possiamo verificare nella parte “Homicides by sex” l’esatta ripartizione della percentuale che ha interessato le donne assassinate nel mondo, facendo la singolare scoperta che in Europa l’Italia si pone negli ultimi tranquillizzanti posti (23,9% di vittime è donna), quando ad esempio nella civile Svizzera si ha il 49,1%, in Belgio il 41,5%, a Malta il 75%, oppure, guardando ad Est, in Ungheria il 45,3% e in Croazia il 49%. Oltreoceano, i civilissimi Stati Uniti hanno una percentuale del 22,5%, dunque pressoché identica alla nostra. Nel mondo siamo tra i Paesi meglio messi. La donna da noi gode di piena tutela ed ogni altro messaggio è falso e tendenzioso”.

Ma Mazzola, come me, avrà sicuramente “problemi con le donne” (cit). Strano che però nessuno si preoccupi mai delle donne che hanno serissimi problemi con gli uomini e, soprattutto, di riscontrare un dato: se un uomo ama il gentil sesso, stando a contatto con le femministe radicali, comincia effettivamente ad avere gravi “problemi con le donne”.

Battute a parte, se improvvisamente, a causa dei tragici fatti di cronaca di Palermo, i maschi italici sono diventati tutti o quasi dei potenziali assassini di femmine, allora significa proprio che ci troviamo dinanzi all’ennesima sguaiata e controproducente propaganda femminista. Una propaganda che serve e a foraggiare quelle associazioni molto poco serie e piuttosto parassitarie tanto dipendenti da fondi pubblici ed aiuti economici di varia natura. Senza l’emergenza, infatti, gli stanziamenti diminuiscono e i “finti” centri antiviolenza chiudono. Ed è quindi triste, indecente l’uso strumentale che si fa delle povere vittime per aizzare la consueta battaglia di genere ed inquadrare le donne in maniera subdolamente maschilista: sempre indifese, ingenue, sottomesse, intimorite e succubi dell’uomo brutto e cattivo che pare vivere esclusivamente per violentarle, umiliarle e trucidarle.

Dire alle donne che gli uomini sono praticamente sempre un pericolo è sbagliato, oltre che profondamente falso e contropoducente. Come ricorda ancora Mazzola, difatti, sarebbe opportuno non effettuare “distinguo tra maschi e femmine, quanto tra soggetti deboli e soggetti forti, dunque indistintamente dal sesso”.

Eh si perché, anche un uomo privato dei suoi figli e ricattato dall’ex compagna sta subendo una violenza fortissima. Anche un uomo accusato di stupro per mera ritorsione o appunto per ricatto (e nella sola Brescia, come un giudice donna ha dimostrato, addirittura l’80% delle denunce di violenza risultava fasullo e strumentale) subisce un colpo psicologico fortissimo. Viene emarginato e visto come un mostro fin quando non dimostra la sua innocenza. Nel frattempo perde i suoi figli, rischia il posto di lavoro e vede la sua vita trasformarsi in un autentico inferno.

Di queste cose, politically poco correct, non ne parla quasi nessuno e per un motivo semplice: chi lo fa, di solito, viene seppellito di insulti ed in un alcuni casi anche di minacce; con le consuete quanto deliranti accuse di misoginia e di maschilismo retrogrado.

DEMONIZZARE GLI UOMINI, AUMENTARE LA VIOLENZA CONTRO LE DONNE

C’è però un modo, certamente molto efficace, per aumentare i fenomeni di violenza contro le donne ed è proprio favorire la propaganda misandrica e la campagna d’odio di genere che demonizza il maschio e lo dipinge, sempre e comunque, come carnefice. In sociologia si chiama “teoria dell’etichettamento”: quando vuoi che una persona smetta di rubare, non le fai vedere giornalmente immagini di altre persone che rubano e la definisci ladra in ogni istante della giornata. In tal modo, infatti, non fai altro che favorie in quella persona il rafforzamento dell’identità criminale.

Chi picchia e uccide le donne è uno psicopatico, non certo la rappresentazione del “maschio medio”. Diffondere idee diverse da questa, è pericoloso e contropoducente e svela una volontà di vendetta più che l’intento reale di limitare ulteriormente un fenonemo che, per quanto limitato, sarà comunque sempre troppo radicato. Creare un clima d’odio e di diffidenza, da quando esiste l’uomo, non ha fatto altro che portare a guerre e scismi. Chi si occupa di reale e grave violenza sulle donne, non può che inorridire dinanzi la strumentalizzazione che viene fatta del fenomeno da parte di chi, per malafede o ignoranza, con certa propaganda demonizzante e colma d’odio di genere non fa altro che alimentarla e favorirla.

Ma noi in conclusione possiamo dirlo senza timore di smentita: in Italia, fortunatamente per tutti, oggi non esiste alcuna “emergenza femminicidio”. Le vere, drammatiche emergenze di questo tipo, come noto, le vivono i paesi del terzo mondo. Qui si tratta solo di una goffa ed incosciente influenza mediatica identica a quella che ci presentava gli extracomunitari come delinquenti e stupratori e regalava voti alle destre razziste e xenofobe. Diciamo no alla violenza contro i deboli, siano essi donne o uomini non dovrebbe più fare differenza.

0